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domenica 5 marzo 2017

Monte Sirino Tris di canali



Archiviata la bella salita sul Re dell’Appennino meridionale si cambia zona, scenario e condizioni. Il giorno è Lunedì 20 Febbraio e per motivi di lavoro ho a disposizione solo una mezza giornata. Per questo sono costretto a scegliere un itinerario con un avvicinamento breve. Vorrei recarmi in una zona nuova (per me) e allo stesso tempo viste le ottime condizioni delle vie di ghiaccio-neve penso di fare anche qualcosa di tecnico. Dulcis in fundo parto anche in solitaria, la seconda in invernale di questa stagione.



Perché allora non recarsi sul Massiccio del Sirino versante Est, dove in pratica sorgono gli impianti di risalita di Conserva di Lauria? Il Sirino fa parte del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese e si colloca proprio tra il Pollino e il Cilento. Consulto qualche giorno prima una guida di alpinismo su internet per studiarmi le vie di ghiaccio-misto di questo versante. La via più evidente è il Canalone Centrale dello Scazzariddo, una delle cime del Sirino che non oppone difficoltà elevate e si sviluppa su pendenze medie di 40,45 gradi con un passo forse a 50 nella parte centrale.



A destra vi sono due canali, il primo piuttosto corto che non è nominato presenta al centro un breve risalto di roccia verticale scoperto. Il secondo parallelo a quest’ultimo è più lungo e un po’ imboscato e si chiama “Beatrice”. A sinistra del Canalone invece è presente una traccia di valanga meno evidente che sbuca più in alto dando origine a un ventaglio di canalini non particolarmente lunghi ma più tecnici e inclinati che toccano i 60 gradi di pendenza. Dovrebbero essere cinque in tutto e nell’insieme la via è stata chiamata “A ciascuno il suo” perché in occasione dell’apertura sono stati risaliti in contemporanea da cinque alpinisti.


Questo è il quadro generale del versante Est della Timpa o “Sgarrone degli Scazzariddi” che sovrasta gli impianti. Giungo molto presto alla località di partenza in una giornata stupenda in completa solitudine e già l’impatto visivo della Timpa è notevole. Al piazzale delle strutture ricettive delle funivie non c’è un anima viva. Parcheggio e mi preparo per la salita avviandomi lungo la pista da sci di fianco agli skylift che al primo tratto è molto pendente. Da subito la neve è praticamente ghiacciata, anche nel bosco che attraverso in diagonale per raggiungere la sede del canalone principale.


Messi da parte i bastoncini, prendo le mie piccozze, fedeli e indispensabili compagne di viaggio e calzo i ramponi che finalmente possono mordere una neve ghiacciata davvero fantastica. Nella prima parte la progressione classica in appoggio avviene a zig zag fino ad arrivare alla fine del bosco dove inizia il tratto a 50 gradi. Guardando un attimo dietro osservo la piramide di Monte Alpi e i suoi canaloni del versante occidentale. Il “Moschettieri” è praticamente vuoto per la prima metà, il “Ghost Line” e “Le Sentinelle” sono ridotte ad una sottile linea bianca mentre non si vede il versante Nord.



Qui invece lo scenario è superbo e anche se non ci sono i pini loricati che mi accompagnano sempre sui monti del Pollino, l’atmosfera è sublime, il cielo di un limpidissimo blu cobalto, il sole fulgido ed accecante e la luce cristallina. Così dopo un’ampia curva a destra proseguo fino alla esile cornice di cresta senza alcun problema. E questo è fatto. Di fronte troneggiano le vette maggiori del complesso, Monte Papa 2005 m. e Cima De Lorenzo un metro più bassa. Monte Sirino 1917 m. sorge a sinistra d’essi.  


Adesso che si fa? Sono appena le dieci e siccome mi sono imposto come orario limite di arrivo all’auto le due del pomeriggio, ho tutto il tempo per sbizzarrirmi nel fare altre cose. Perchè non provare dunque uno dei canali di “A ciascuno il suo”? Detto fatto. Scendo lungo il filo della cresta sud quel tanto che basta a trovare il punto più comodo per scendere in diagonale alla base dei canali. Ne scelgo uno congeniale e via che si sale su pendenze di 65° con progressione frontale. Davvero una bella pettata rispetto al Canalone. Ripercorro poi in salita la stessa cresta fino a raggiungere i 1930 m. della cima. Nel frattempo della nuvolosità proveniente da sud ovest comincia ad avvolgere la zona di Monte Papa.

Anche dopo questa seconda salita ho ancora tempo per fare altro. Mi ricordo dei canali fatti con l’amico Mimmo nel 2014 sul versante nord, quelli che partono dal lago Laudemio dov’è dislocata l’altra stazione sciistica. Ne avevamo risaliti tre quel giorno che chiamammo “I tre dello Scazzariddo” che dovrebbero coincidere con “A volte ritornano” della guida citata all’inizio. Penso di farcela con i tempi e così punto il primo dei tre fatti all’epoca, quello più a sinistra, incassato fra una strana struttura rocciosa a forma di cubetti. Prestando attenzione alle cornici sporgenti scendo lungo il filo della cresta Ovest, quella che giunge alla sella dove vi è la cabina di arrivo della funivia.

































Anche in questo caso individuo il punto più comodo per scendere ma la parete nord è davvero molto inclinata, almeno 50 gradi. Dunque devo procedere in retromarcia faccia a monte e durante la delicata disarrampicata cerco con estrema attenzione di aggirare una breve paretina di rocce strapiombante più in basso. Finalmente dopo un traverso giungo alla base del canalino che comincio a risalire con le due picche in progressione frontale su ghiaccio vivo.




Solo in apparenza il canale sembra corto e mette a dura prova i miei polpacci precludendomi la possibilità di riposare. Lo risalgo quasi tutto d’un fiato fino all’uscita su 60 gradi continui. In cresta finalmente posso sedermi un attimo sulla neve per rifiatare e sgranocchiare un po’ di noci sgusciate.




E’ tempo di rientrare ma le sorprese non finiscono perché nella discesa mi dirigo a sinistra puntando dritto verso le strutture turistiche in basso ritrovandomi al di sopra di una zona molto impervia. Sono proprio sul canalone osservato alla partenza con il salto verticale scoperto.































Non essendo visibile dall’alto preferisco evitarlo spostandomi ancora verso sinistra. Così facendo mi ritrovo sul canalone Beatrice, molto inclinato, ma regolare e visibile fino alla base. Devo disarrampicare di nuovo stando molto attento per via della neve ghiacciata. Per fare più veloce mi invento sul momento una tecnica di discesa rapida piantando le punte dei ramponi a gambe quasi unite e lasciandomi scivolare mentre essi raschiano il ghiaccio controllando l’operazione con le due piccozze. Il tutto sempre faccia a monte.


Arrivo infine alla base del canale incrociando la pista da sci raggiungendo infine il piazzale e la mia auto che mi aspetta sola soletta. All’una e trenta del pomeriggio sono in macchina e dopo essermi cambiato e rifocillato via per il rientro. Tutto sommato una bella seduta di allenamento con la risalita di tre canali, il primo facile ma lungo ed estremamente panoramico, altri due più tecnici anche se più brevi, e due discese faccia a monte, uno per la parete nord su neve soffice, l’altra su neve dura e ghiacciata. La mia terza volta sul Massiccio del Sirino non ha sicuramente deluso le aspettative.


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