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domenica 5 dicembre 2010

The dark side of Montea


La Montea,alpestre e selvaggia,evoca in ogni escursionista che calca le sue rocce atmosfere arcane proiettandolo in uno degli angoli wilrdness più incontaminati del Sud. Dalle sue creste infatti non si vede traccia di civiltà e di centri abitati.
E’ certamente la regina dei monti d’Orsomarso e il suo toponimo deriverebbe da Hera moglie di Zeus,alla quale gli antichi greci in località Casalini di Porta Serra e/o presso il santuario della Madonna del Pettoruto avrebbero edificato un tempio in suo onore.




Il suo profilo alpestre e seghettato e la difficoltà negli avvicinamenti ne fa una montagna di difficile scalata da tutti i versanti. E’ meta di molti escursionisti soprattutto nei mesi estivi per la via normale da “Fontana di Cornia”,ma in inverno solo audaci scalatori osano salirla. Il suo lato oscuro,inaccessibile,difficile a mio parere è il versante N-O caratterizzato dalla presenza di due orridi canaloni e una cresta interminabile,la Nord con attacco dal Varco del Palombaro. Esso si raggiunge non senza difficoltà dall’abitato di Grisolia,nell’entroterra dall’alto Tirreno cosentino. Sono necessarie le acrobazie di un mezzo fuoristrada per intraprendere la brutta sterrata che conduce ai “Pantanelli”e un po’ oltre fino ad una radura erbosa a circa 850 m. di quota,e da qui a piedi nel misterioso vallone che conduce ai 1002 m. del Varco.

Mimmo da un po’ di tempo mi proponeva la salita al crestone Nord per un duplice scopo:osservare i due canaloni che abbiamo preso di mira per il prossimo inverno,il N e l’O e vedere se la cresta N d’inverno possa essere esteticamente fattibile. In effetti ho constatato che tra tutti i crestoni questo è il meno bello,invaso perennemente da una fitta vegetazione che rende la marcia molto fastidiosa. Inoltre complicati aggiramenti laterali su pendii ripidissimi rendono la camminata estremamente scomoda. Questa volta ho dovuto davvero ringraziare i miei amati/odiati bastoncini che sono stati due gambe aggiunte. Il canalone N non è da qui visibile e per raggiungerne l’attacco in inverno bisogna inventarsi veramente qualcosa. Potrebbe essere necessario un bivacco ai Capi di Rosa.
L’unica parte interessante del crestone è quella centrale in cui si restringe come una lama e costringe ad un passaggio delicato ed esposto lungo un traversino insidioso;per il resto è un combattimento contro piccoli arbusti e fitta vegetazione fino alla cima.





Già,la cima. E’da qui che si aprono orizzonti sconfinati e sublimi in tutte le direzioni. Il mare di nubi che sovrastiamo rendono ancor più l’ambiente suggestivo e irreale tutt’intorno. Le cime aguzze di monte Faghittello e Cannittello sembrano isole che emergono da uno sconfinato oceano bianco. Da Ovest con la lunga cresta di monte Petricelle e il Tirreno a Nord col Massiccio della Mula e gli scoscendimenti della Pietra dell’Angioletto a Est verso la piana di Sibari fino a Sud con la Sila e il cono di Monte Cocuzzo la Montea ti ripaga di ogni grande fatica facendoti capire che la montagna è dura e bella allo stesso tempo.




1 commento:

indio ha detto...

Dalla suggestiva descrizione che fai dev'essere una montagna davvero splendida e selvaggia... è un bene che esistano ancora posti che ci fanno ancora sognare...
un caro saluto
Indio