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sabato 21 gennaio 2012

Dolcedorme,una grande "Direttissima"


Dicono che scalare montagne sia “conquistare il nulla”,arrivare fin lassù per dimostrare cosa?Per trovare che cosa? Perché affrontare un ambiente così ostile agli uomini? Una semplice vanità forse,perché noi comuni esseri umani, secondo molti stereotipi, dobbiamo vivere in un mondo iperprotetto,chiusi ed “inscatolati” nelle comodità dei nostri appartamenti,coprirci se fa freddo,cercare di non bagnarci quando piove,sgridare i nostri bambini se si sporcano di fango,imbottirli come gli omini michelin quando vanno a scuola ecc. 

Mi viene in mente l’esperienza di Tiuvai di Tiavea, un saggio capo delle isole Samoa che, nel secolo scorso, compì un viaggio in Europa.Le impressioni di Tuiavii di Tiavea furono raccolte da Erich Scheurmann, un artista tedesco e pubblicate in un libro, "Papalagi"(uomo bianco) .
“Il Papalagi vive in un guscio solido come una conchiglia marina. Vive fra le pietre come la scolopendra fra le fessure della lava. Le pietre sono tutt'intorno a lui, accanto e sopra di lui. La sua capanna somiglia a un cassone di pietra messo in piedi. Ogni cassone, che il Papalagi chiama stanza, ha un buco (quando è grande anche due o tre) attraverso il quale entra la luce. Questi buchi sono chiusi con un vetro, che si può togliere quando si vuole far entrare aria fresca nei cassoni, cosa quanto mai necessaria. Ci sono però anche molti cassoni senza buchi per l'aria e per la luce. Un samoano morirebbe ben presto…Fondamentalmente alla maggioranza di noi “piace” vivere così e quel mondo lontano,irraggiungibile,è visto come qualcosa da evitare assolutamente,al quale avvicinarsi in punta di piedi.”



7 Gennaio 2012.E’ la volta della seconda invernale,una classica dalle nostre parti:la Direttissima al Dolcedorme.Io ed altri tre appassionati, Carlos lo spagnolo,Mimmo l’inesauribile e il placido Antonio,uno dei pionieri dell’escursionismo del Pollino ci prepariamo ad affrontare una via eccezionalmente bella,aerea,alpina,tosta. Saranno i 1367 m. di dislivello a mettere a dura prova le nostre gambe,la nostra volontà e ogni fibra nervosa ed emotiva. Lassù il tempo non è dei migliori perché la montagna è spazzata da raffiche di vento fortissime,forse intorno ai 100 Km orari da nord. La decisione è presa all’ultimo istante,in ballottaggio con una più tranquilla salita al Pollino.


Si parte dai 900 m. di Valle Piana,si percorre il sentiero fino ai 1317 m. del Passo di Valle Cupa rimontando così l’ardito Crestone Sud detto “dei Loricati”.Tra spuntoni di roccia,ghiaccio e pini alterniamo passaggi facili ad altri più tecnici fino a raggiungere “Campo Base”(1900 m.),una radura pianeggiante posta alla base delle pareti sommitali di “Sua Maestà”.Peculiarità di questo luogo incantato ,un enorme tronco secco di loricato adagiato che puo’  servire da protezione alle raffiche di vento che intanto si fanno sentire insistenti e fastidiose. Il colpo d’occhio da quassù è assolutamente mozzafiato. Di fronte svettano le dolomitiche pareti di vetta,mentre alla nostra sinistra l’immenso anfiteatro delle Murge di Celsa Bianca precipita a valle dirupato,costellato da un dedalo di canali e creste,a destra i pendii meno ripidi del gruppo della Manfriana fino alla lontana Timpa del Principe.


E’il momento di calzare i ramponi ed avviarsi al traverso che ci porterà ad intersecare il canalone centrale. Quì inizia la parte spettacolare dell’intero percorso dal punto di vista estetico-ambientale e tecnico. E’ difficile descrivere a parole questo luogo forse perché in altri complessi montuosi a 2000 m. non c’è più vegetazione. Invece qui il pino loricato regna incontrastato. Ricoperti di ghiaccio sembrano enormi sculture di cristallo che si fondono perfettamente con le rocce che li circondano,un immenso giardino di ghiaccio dove il tempo sembra non esistere più,un luogo tanto suggestivo quanto ostile in queste condizioni. Incredibile come facciano le radici a ricavare nutrimento solo con quell’esile substrato di terreno.



 Mentre il canale si fa sempre più ripido le raffiche di “caduta” non ci risparmiano lasciandoci immaginare quello che troveremo in vetta. A questo punto abbandoniamo la traccia classica per una variante,un canale a sinistra chiamata “Scaletta di Mimmo”, che ci condurrà dritti in vetta. Come immaginavamo,li troviamo l’inferno. Prego guardare il video e,credetemi,non ci troviamo sul Monte Bianco. Neanche il tempo di capire cosa ci facciamo quassù in queste condizioni che dobbiamo scendere e lo facciamo per la “Gola del Turbine”,un imbuto che si va a reinnestare con il canalone principale che impegnamo per la discesa finale. In basso affrontiamo qualche passaggino insidioso nei pressi di “Scilla e Cariddi”,una strettoia chiamata anche “I Gendarmi” dove svetta un elegante pino loricato da una cuspide rocciosa. Da qui,spettacolari visioni sul Dolcedorme e sulla Celsa Bianca.Il sentiero che andiamo a riprendere è quello che in salita porta al Varco del Pollinello,in senso inverso a Valle Piana.


Una grande Direttissima dunque. Parafrasando Tiuvai di Tiavea si “fatica a capire come una creatura qui (nei cassoni delle nostre case) non debba morire, come per la nostalgia dell'aria non diventi un uccello, come non gli crescano le ali per potersi levare in volo e andarsene dove c'è aria e sole”.Be! Ognuno la pensi come vuole,che siamo conquistatori del nulla o qualunque altra cosa, almeno ogni tanto permettiamo che ci crescano le ali per volare dove c’è aria e sole. Oggi l’abbiamo fatto.


















Vi lascio alla visione del video sull’ascensione al Dolcedorme.

 

3 commenti:

Tommaso ha detto...

Bravissimi , stupenda impresa e bellissimo video . Sono abruzzese e seguo molto il vostro blog . Frequento la montagna da un paio di anni come trekker ed ho collezionato svariate cime , spero un giorno di riuscire a fare salite come queste . Complimenti a voi tutti .

indio ha detto...

Ciao Giuseppe. Bellissimo post, che dire. Bello il racconto con la citazione del capo Tiuvai, foto e descrizioni dell'ascesa (come non ammettere una punta d'invidia? ;-)). Possiamo considerarci fortunati nel vivere le emozioni che il Pollino ci dà e pertanto... w il Pollino e... l'appenninismo!

Anonimo ha detto...

Vincenzo A: Caro Giuseppe, complimenti per la bella avventura, per le foto ed il video. Anche io qualche anno fa rimasi molto colpito dalla lettura che citi nel tuo post. Un abbraccio da Roma e a presto!