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Attenzione: per alcune escursioni è possibile scaricare le tracce GPX in basso dopo il testo!!

lunedì 23 giugno 2014

L'Anello del Monaco



































Una uscita di ampio respiro quella effettuata sabato 21 Giugno da me e Pasquale nel versante meridionale dell’area Serra del Prete,Timpone Capanna e Timpone Vigianello.Un itinerario ad anello molto lungo e impegnativo (circa 14 chilometri e 1000 metri di dislivello) attraversando ambienti diversi di rara bellezza:forre boscose selvagge ed affascinanti solcate da corsi d’acqua che in alcuni punti descrivono cascate e salti davvero suggestivi,ampi e soleggiati pianori in quota tappezzati da pittoresche fioriture primaverili,immense faggete ,pietraie desolate e ruderi dalla storia antica. Questo è l’Anello del Monaco che prende il nome dal bosco di faggi del versante meridionale di Serra del Prete,un mix di resistenza,determinazione e voglia di camminare immergendosi nella wilderness più totale.


















Nella parte iniziale e finale si ripercorrono due antiche vie di comunicazione tra Calabria e Basilicata.Uno,il Vallone della “Caballa”(dal francese gabel,che vuol dire tassa) percorsa dai contrabbandieri di sale per sfuggire a tali dazi e l’altra,la Scala di Gaudolino,mulattiera lungo la quale avvenivano gli spostamenti verso i pianalti del Pollino,luogo di transito per i pellegrini che si recavano alla festa della Madonna del Pollino e dei venditori di neve che la prelevavano da apposite buche preparate in cui veniva fatta accumulare d’inverno. Un itinerario storico,archeologico e naturalistico di grande importanza dunque.
 





































Si parte nei pressi dalla località Colloreto per dirigersi attraverso una pista di servizio sotto i mastodontici piloni del viadotto Caballa.Il posto è decisamente squallido visto il cantiere realizzato per il restauro dello stesso e della nuova galleria della Salerno Reggio in questo punto,una orribile ferita aperta a deturpare una delle aree più selvagge e misteriose del Pollino. Superato alla svelta questo punto ci incuneiamo nella valle,percorrendo una pista non facile,abbastanza impervia e sicuramente fuori dei circuiti escursionistici abituali.





































Nel primo tratto il sentiero,non di difficile individuazione si immerge in una fitta e rigogliosa vegetazione ripariale,tipica di ambienti fluviali ritrovandoci ben presto a camminare all’interno dell’alveo fluviale che presenta a tratti fenomeni di permeabilità. Sembra di essere nella foresta amazzonica. Nel tratto centrale risalendo di quota l’ambiente muta,incontrando la faggeta con alcuni esemplari davvero colossali e i primi salti d’acqua tra cui una cascata di 7,8 metri.



































In qualche punto il sentiero diventa difficile dovendoci inerpicare in forte salita sul lato in destra orografica del torrente fino a raggiungere nella parte alta una maestosa cascata composta da due salti di una ventina di metri sovrastata da uno sperone roccioso sul quale sorge un pino loricato. L’aggiramento del salto sulla destra non è dei più semplici in quanto è necessario superare un tratto davvero difficile,impervio ed estremamente pendente.
 
















Aggirato l’ostacolo il più è fatto,seguendo infatti il torrente,sempre immersi nella faggeta fra le pendici dei Timponi Capanna e Viggianello guadagnamo in breve i Pianicelli di Ruggio,il cui fondo,un flysh semimpermeabile sembra una sabbie mobili nell’erba alta per via dello scioglimento delle nevi primaverili.
 

















Nell’erba alta dalla quale spuntano piante di asfodeli raggiungiamo l’immenso e brullo pianoro di Ruggio dominato in tutta la sua ampiezza dalla mastodontica Serra del Prete. A questo punto bisognerà attraversarlo costeggiando il margine destro proprio sotto la parete nord del Timpone Capanna fino ad intersecare la pista sterrata che in breve conduce al Belvedere del Malvento,un magnifico balcone naturale che si affaccia sulla Valle del Coscile e la Piana di Sibari.Questo è il luogo più frequentato dell’intero Parco del Pollino,meta più che altro di innumerevoli turisti provenienti da ogni dove che vengono ad osservare non solo il panorama ma anche i pini loricati abbarbicati sulle pendici terminali della cresta sud ovest di Serra del Prete.
 



































Dopo una meritata pausa ci avviamo di buon passo per guadagnare la cresta impegnando una traccia che si stacca proprio dal Belvedere. L’obiettivo a questo punto è quello di superare una prima fascia boscosa e a quota 1800 tagliare in diagonale il fianco meridionale della montagna mantenendoci nella stessa curva di livello fino ad incontrare una pista abbastanza evidente ma assolutamente non segnata da nessuna parte che si inoltra all’interno del bosco del Monaco e che raggiunge Piano Gaudolino.Il panorama durante il nostro incedere fra desolate pietraie e meravigliose faggete è incomparabile sia guardando verso la bastionata Pollino-Serra Pollinello-Gaudorosso,sia più a destra verso la Piana di Sibari fino alla lontana Sila e il gruppo del Caramolo verso sud-ovest.






































Evitiamo di raggiungere Piano Gaudolino tagliando verso destra nel fitto del bosco per incrociare direttamente la mulattiera del Colloreto.Dopo una serie di tornanti ci imbattiamo nella copiosissima sorgente della Serra le cui acque limpidissime e purissime sgorgano direttamente dalla roccia originando, fra rocce ricoperte di muschi multicolori un caratteristico torrente. Proseguendo verso i ruderi del Colloreto un’ultima emozione:i vari corsi d’acqua che si uniscono vanno a gettarsi in un poderoso salto descrivendo una pittoresca cascata. Intanto la bastionata rocciosa del Pollinello-Gaudorosso alla nostra sinistra chiude un fantastico colpo d’occhio.
 

















Infine fra calcari bianchissimi raggiungiamo le rovine del Convento del Colloreto,edificato su di un poggio proprio al di sopra della galleria dell’autostrada. Come dicevo all’inizio,davvero triste il contrasto tra un luogo storico archeologico di notevole bellezza che andrebbe recuperato e le opere di ammodernamento della galleria sottostante con tutte le sue piste di servizio per i cantieri.




















E dopo dieci ore di cammino,la lunga e faticosa marcia per chiudere questo fantastico anello è terminata,anche se c’è da dire che abbiamo mantenuto più un passo da esploratori che da escursionisti,soprattutto nella risalita del Vallone della Caballa da me e Pasquale per la prima volta. Come sempre alla grande fatica in questi itinerari grandiosi si uniscono grandi emozioni e soddisfazione senza pari.




1 commento:

bupa77 ha detto...

gran bel giro!!!!!!!!!peccato per i pochi salti presenti!!!!!!ciao e alla prossima