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lunedì 18 settembre 2017

Piramide Vincent (Monte Rosa) per la Cresta Sud Est



Finalmente! Anche quest'anno e' giunta l'uscita più importante, quella che scegli, studi e poi prepari come una finale di Champions. L'ascensione che ti porta nel tempio della montagna, nel regno dei quattromila, sul Tetto d'Europa.Questa volta ero indeciso se recarmi sul Massiccio del Rosa o nel Vallese svizzero.Optando per il primo c'erano in ballottaggio il Castore tra via normale o parete ovest e qualcosa di più tecnico.Allora perché no la Cresta sud est della Vincent toccando prima la Giordani per la normale? Bella idea visto che si riesce a fare anche in giornata.
Parto così dalla Calabria e quando giungo a Pont Saint Martin sperando di fuggire dalla calura della mia terra e trovare un po'di refrigerio scopro che invece fa più caldo e questa è la prima stranezza. La seconda è che dopo essermi sistemato in un alberghetto a Staffal, la sera uscendo per la cena mi reco in un ristorante sardo (gentilissimi i gestori) con pietanze quasi tutte a base di pesce.Terza stranezza,scendendo con la Funifor da Punta Indren il "macchinista",un omone tipo Bud Spencer mettendo un po' di musica fa partire "I so' pazz" di Pino Daniele. Dico al mio compagno che probabilmente avrò sbagliato regione!Almeno, tornando alle temperature non proprio "alpine", dal punto di vista climatico non dovrebbero esserci problemi considerando che a 4000 m. avrei indossato soltanto una t-shirt tecnica e all’occorrenza un giacchino leggero. Anzi, rimango piuttosto interdetto perchè a distanza di un anno si vede ad occhio che dopo il ghiacciaio di Bors anche quello di Indren sta regredendo allo stato di morena.
Inoltre colpisce il ritiro del ghiacciaio del Lys perché quando nel 2004 salii sulla Margherita,il fronte lambiva il rifugio Mantova,ora la morena parte qualche centinaio di metri sopra il rifugio Gniffetti.Non voglio fare retorica spicciola ma se continua così tra una cinquantina di anni non ci sarà bisogno neanche di portare i ramponi,e la cosa non riguarda soltanto le attività ludiche in montagna quanto per l'impatto ambientale che questo porterà a livello globale come la siccità avuta questa estate in tutta Italia. Ma torniamo all'ascensione.Alle 7.30 Cristian mi aspetta alla biglietteria della funivia che fa prima due tappe,Gabiet e Passo dei Salati.Poi si cambia e si va a prendere la Funifor che ci porta ai 3275 m. di Punta Indren.La vecchia funivia smantellata nel 2007 giungeva invece da Alagna e l'arrivo era dislocato a qualche centinaio di metri verso est.Prima del 2009 ,anno di inaugurazione della Funifor dovevi colmare circa 400 m. di dislivello in piu' passando per il roccione dello Stolemberg.Ora non piu' ma visto il balzo repentino di quota di circa 1400 metri che si fa in pochi minuti mi chiedo se il l’aver dormito a 1830 m. di quota sia stato sufficiente per un buon acclimatamento.


Giunti a destinazione si staglia davanti a noi la maestosa Piramide Vincent e l'intera via di salita, prima per la morena e poi risalendo interamente il ghiacciaio di Indren.Indossato casco e calzati i ramponi si parte lentamente ma con andatura costante su pendenze che non superano i 30 gradi.Cerco di capire come reagisce il fisico alla quota e durante questa prima parte fortunatamente non avverto nessun problema particolare. Buon segno.Man mano che si sale però aumenta la pendenza fino a che procedendo per traccia giungiamo a 3800 m. su un terrazzino pianeggiante che permette un bell'affaccio sulla Val Sesia e sul tratto della Cresta del Soldato che porta a Punta Giordani.Dietro di noi in basso occhieggia invece il pittoresco lago Gabiet.Qui' ci concediamo una meritata pausa bevendo e consumando qualche barretta.











Adesso arriva forse la parte più tosta della salita perché in dura rampa ci tocca raggiungere il colletto sotto la Giordani a 4046 m.Come dicevo il caldo e' notevole e in questa fase devo fare molte pause,anche se brevi per prendere fiato,perché la quota ora si fa sentire davvero.L'arrivo al colletto e' una mezza liberazione non solo perché tocchiamo il primo quattromila di giornata doppiando la Giordani già conquistata un anno fa lungo la Cresta del Soldato,ma perché entriamo nella  parte più stimolante dell'ascensione. Andremo ad aggredire in un'adrenalinica progressione la cresta rocciosa sud est della Piramide Vincent, estetica, tecnica ed avvincente.Nel frattempo ci godiamo il panorama da questa vetta che e' già mozzafiato. La vista corre dalla Vincent, tocca il Balmenhorn, il Corno Nero e la Parrott.






Attraversiamo il crinale che separa la Giordani con la base del primo grande risalto della cresta sud est della Vincent che raggiungiamo subito.Aggiriamo uno spigolo per una cengia detritica,facile ma in forte esposizione e proteggendo con un friend superiamo un passaggio ostico,un risalto di roccia rotta piuttosto aggettante.Alle spalle c'è il baratro e subito dopo sempre su roccia rotta risaliamo una facile parete esposta a nord-est fino ad una successiva crestina aerea e nevosa che percorriamo con attenzione senza ramponi fino al tratto roccioso finale.Uno scivolone in questo punto non andrebbe neppure immaginato.




Riguadagnamo in tal modo la cresta innalzandoci velocemente proseguendo poco a sinistra verso un evidente gendarme sporgente.Due chiodi con fettuccia ci permettono di assicurarci così da aggirarlo da sinistra fino alla base di un canalino con roccia abbastanza marcia scendendo per un paio di metri  e risalendo poi per un diedrino.Appare da qui in bella evidenza la cresta nevosa affilata che unisce la Giordani alla Vincent.Tutto assolutamente spettacolare.Peccato soltanto per la foschia all'orizzonte che offusca lievemente il paesaggio circostante,ma va bene così.
Continuiamo a salire su roccia ora ottima e facilmente assicurabile su spuntoni. In questo tratto esteticamente molto bello arrampichiamo su vere e proprie lame verticali di granito. Anche se la progressione non è difficile (III') siamo sempre a quattromila metri di quota e ad ogni tiro c'è da fermarsi per riprendere fiato. Cristian si sente a suo agio sui blocchi di granito essendo del posto, io forse più abituato al calcaree del Pollino,nell'arrampicare devo adattarmi alla struttura diversa della roccia.Comunque secondo me questo rimane il tratto più bello e appagante dell'intera ascensione che successivamente ci porta ad una piccola sella e agli ultimi metri di roccia su facili blocchi. Infine intorno alle tredici sbuchiamo sulla calotta nevosa della sommità dove terminano le difficolta'. I 4215 m. della Vincent sono finalmente ad un passo. Conquistiamo l'agognata vetta dopo un meritato selfie all'uscita di cresta.
















































Dalla cima della Vincent si apre un sipario fantastico su altri quattromila del Rosa, ma a dominare la scena incontrastato come una prima donna sorge bellissimo il Lysskam, con la sua mole inconfondibile,elegante e slanciata. Seminascosta dalla Partott spunta il vertice della Zumstein e poco prima appena visibile anche la cresta frastagliata di vetta della Dufour. Davanti a noi l'affioramento roccioso del Balmenhorn con il Cristo delle Vette e il bivacco Giordano raggiunto da alcuni alpinisti con l'ausilio delle corde fisse.

Anche se questi misura 4173 m. non ha i requisiti per essere tra i quattromila ufficiali. Come direbbe un "collega" alpinista “e' un quattromila a gratis”. A destra invece svetta il piramidale Corno Nero mentre in basso diverse cordate tornano del Colle del Lys. Meraviglioso, spettacolare, sublime. Nessuna descrizione rende abbastanza onore ad una simile visione e alle sensazioni che si provano quando si conquista una vetta.









Dopo esserci riempiti gli occhi di tanta bellezza iniziamo la discesa per la via normale passando per il Colle Vincent e procedendo lungo l'immenso ghiacciaio del Lys. In questo tratto bisogna prestare attenzione ai crepacci piuttosto numerosi. Sul fianco occidentale della Vincent si può osservare infatti un fronte di seracchi impressionante e altri profondi crepacci sulla nostra destra. Più in basso attraversiamo addirittura uno strettissimo corridoio di ghiaccio tra due profonde spaccature. Piede fermo e massima attenzione finche' guadagniamo le rocce all'altezza del rifugio Gniffetti e leviamo i ramponi. Più in basso sorge il Mantova dove osservando il fronte del ghiacciaio sono scaturite le osservazioni iniziali. Deviamo a sinistra prendendo il sentiero attrezzato con canaponi prima di mettere piede sulla morena e raggiungere infine la funivia. In breve rientriamo a Staffal ritornando alla civiltà.




Così dopo il settimo quattromila, piu' uno considerando la Punta Giordani fatta due volte, riparto per la Calabria tornando ai miei monti e al mio Pollino profondamente arricchito da questa nuova e rimunerativa esperienza, con nuovi stimoli e un bagaglio di emozioni impagabili. La sera il forte scrosciare del torrente Lys mi accoglie forse per rivolgermi un saluto ed augurarmi di ritornare ancora nella meravigliosa terra dei Walser per una nuova avventura.