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domenica 6 gennaio 2013

Via V.Luzzo (S.Dolcedorme)



Mercoledi 26 Dicembre 2012. Dopo un inizio scoppiettante l’inverno ci concede una tregua e l’anticiclone di Natale dissolve un bel pò di neve nei versanti a sud. In quelli esposti a Nord,in ombra e complice una leggera tramontana ,l’esiguo strato di neve gela, permettendo però salite interessanti. Il giorno precedente col binocolo cerco di osservare bene le vie a sud del Dolcedorme e sembra che nei canali ci sia un buon innevamento,è solo da capire se il manto sia piuttosto compatto o troppo morbido,rischio una penosa e faticosa salita.




Con Pasquale si decide per una bella via,un elegante canalone,fratello minore della esaltante Pietra Colonna che mi manca da tanti anni,la via intitolata a Vittorio Luzzo posta proprio a fianco di Pietra Colonna e che ne condivide l’attacco alla diramazione in basso. Tutto il versante sud del Dolcedorme è grandioso e di una bellezza intrinseca,fatto di rocce,pinnacoli,creste e canali, il tutto costellato di pini loricati spettacolari. La montagna che rivela il suo lato più selvaggio,maestoso e pericoloso. Anche i dislivelli da colmare sono davvero cattivi. Lasciamo l’auto qualche chilometro prima di Cozzo Palumbo,circa 750 metri di quota per raggiungere l’uscita della Luzzo a 2150 m. ad un tiro di schioppo dalla vetta del Dolcedorme,1400 m di dislivello dunque.



Imboccata la misteriosa Valle Cupa apportiamo una digressione verso destra prendendo di petto il Timpone Campanaro,un pilastro tettonico che si erge proprio tra la Valle Cupa e Valle Stiavucca , eccezionale balcone panoramico sulle pareti meridionali del Dolcedorme. Dal suo culmine riusciamo a scorgere molto bene l’attacco,però dobbiamo scendere di un centinaio di metri di quota obliquando a mezzacosta superando diversi valloncelli nel bosco per incrociare infine il sentiero che costeggia il ramo principale dell’impluvio dal quale si diramano i due canali. Giungiamo alle 11 (dopo quattro ore di marcia) alla diramazione dove finalmente incontriamo la neve. E’ un po’ tardi e,sinceramente nutriamo qualche dubbio se raggiungere anche la vetta del Dolcedorme. All’uscita infatti bisognerebbe risalire la Cresta Est e poi scendere per la stessa via,sforzo che ci costerebbe una buona ora e mezza in più.



































Inizia così la risalita. Tiriamo fuori le nostre piccozze procedendo dapprima su neve un pò molle e poi su una slavina generatasi qualche giorno prima dove si cammina meglio. La slavina,piuttosto lunga termina proprio a ridosso della prima strettoia,con la presenza di alcuni salti senza neve un po insidiosi. Superata questa difficoltà il paesaggio si apre grandioso tra le pareti di vetta del Dolcedorme.La neve ora più compatta ci permette di effettuare la progressione più agevolmente anche se non necessita dell’uso dei ramponi.



 






























































Più in alto una seconda ed estetica strettoia ed infine la rampa finale che ci porta in cresta,vicini alla vetta della Timpa del Pino di Michele dove all’epoca del brigantaggio fu impiccato su un pino loricato Michele,un pastore che parlò troppo con le forze dell’ordine. Guardiamo e salutiamo da lontano la vetta del Dolcedorme pronti per la lunga discesa lungo il solito vallone del Faggio Grosso,un ampio imbuto che si innesta in basso a Valle Cupa. Giungiamo infine all’auto alle 16.00. dopo nove ore di fatiche e più di 1400 metri di dislivello colmato. E’ sempre una grande soddisfazione scalare questa splendida montagna,il “Tetto del Meridione”,specialmente dal versante meridionale,che  ci ripaga regalandoci sempre intense emozioni,paesaggi stupendi ed ambienti selvaggi ed incontaminati.



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